Sul lavoro può capitare – in realtà capita molto più spesso di quanto pensiamo – di non condividere le opinioni e/o le decisioni di persone che sono molto più “in alto” di noi.

Il buon senso consiglia prudenza, una prudenza che però si trasforma spesso in una resa incondizionata alla gerarchia. Per quieto vivere, o per non rovinarci la carriera, facciamo di necessità virtù e non esplicitiamo il nostro dissenso o i nostri dubbi danneggiando sia il contesto dove operiamo sia la nostra autostima.

Secondo Amy Gallo, contributing editor di Harvard Business Review, è naturale evitare situazioni conflittuali con i nostri superiori. Tuttavia, in molti casi, dissentire non solo è doveroso ma può anche rivelarsi un’occasione di crescita. L’importante è farlo con i modi giusti:

  • Valutare i pro e i contro. Sfidare un capo non fa piacere a nessuno ma accettare una decisione sbagliata senza provarci può significare il fallimento di un progetto e pregiudicare la fiducia dei colleghi e collaboratori.
  • Scegliere il momento e il contesto giusto. Non è detto che sia necessario partire subito “lancia in resta”. Vale prima la pena di capire chi condivide la nostra posizione. Inoltre confrontarsi lontani dai riflettori, in un contesto appartato, fa sì che il potente di turno si senta meno minacciato e sia più disponibile ad ascoltare.
  • Identificare un obiettivo comune. Collegare il dissenso a un obiettivo o un tema prioritario per il capo fa sì che il confronto non si trasformi in rissa ma diventi una, più civile, partita a scacchi.
  • Chiedere il permesso. Può sembrare contraddittorio, ma chiedere il permesso di esternare le proprie perplessità rassicura sia il potente – sul fatto che la sua autorità non è in discussione – sia il dissenziente, che esporrà le sue ragioni in modo più rilassato ed efficace.
  • Valorizzare il punto di vista della controparte. La tesi avversa e le ragioni del dissenso illustrati con chiarezza – possibilmente meglio di quanto fatto dall’antagonista – e parlare senza alterare il tono della voce rasserenano il clima.
  • Attenersi ai fatti. I giudizi di valore o gli aggettivi come “frettoloso”, “sbagliato”, “folle” rischiano di trasformare una questione professionale in una faccenda personale.
  • Essere umili. Ribadite che la vostra è solo un’opinione e non il Sacro Graal e che siete disponibili ad ascoltare anche altri punti di vista.
  • Riconoscere l’autorità dell’interlocutore. Alla fine, sarà lui a decidere: il fatto di riconoscerlo dimostrerà non solo che sapete stare al vostro posto ma anche che avete rispetto di voi stessi.

In sintesi, le cose da fare sono spiegare che avete un’opinione differente e chiedere il permesso di illustrarla, partire sempre dall’opinione, fatto o decisione dalla quale si dissente e parlare piano, per calmare voi stessi e i vostri interlocutori.

Le cose da non fare, invece, sono pensare che esprimere un dissenso danneggerà la vostra carriera (di solito non succede), fare cadere le cose dall’alto come se il vostro non fosse un punto di vista e usare aggettivi sbagliati che potrebbero facilmente irritare la controparte.

Il capo non è la sola figura con cui può essere difficile confrontarsi. In caso il contrasto sia con i colleghi, ecco come fare per trasformarlo in un’opportunità.

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