Ebbene sì, il coaching “serve” e vale la pena investirci dei quattrini. Lo confermano alcuni testimonial famosi e qualche ricerca.

Bill Gates, in una Ted Conference del 2013 a New York, ha spiegato che per crescere ognuno di noi ha bisogno di un coach, «perché sono i feedback che ci fanno crescere. Il coach fa proprio quello».

Eric Schmidt, presidente di Google,  ha raccontato a Fortune che il migliore consiglio ricevuto in carriera è stato quello di prendersi un coach: «Il coach non deve giocare al tuo livello. Il suo compito è quello di tirare fuori la tua parte migliore e farti vedere le cose da una prospettiva diversa. Non ha caso, tutti quelli che hanno successo hanno un coach.»

Una ricerca indipendente commissionata dall’Icf (International Coaching Federation) conferma che investire nel coaching serve. Le imprese esaminate nel campione – 400 in tutte le aree del mondo – che hanno investito nel coaching vantano:

  1. una percentuale di dipendenti “estremamente motivati” nettamente più alta rispetto alle altre (65% contro 51%);
  2. una maggiore crescita dei ricavi, nell’ambito della stessa industry.

Altre indagini parlano di un Roi dell’investimento in coaching che può fruttare da 5,4 a 7 volte la somma investita.

PC Week ha scritto che le performance delle aziende che hanno investito in coaching sono risultate di molto superiore a quelle che investivano solo in interventi formativi.

Last but not least, scrive Sir John Withmore, uno dei più autorevoli coach europei, nel suo libro Coaching. Come risvegliare il potenziale umano nel lavoro, nello sport e nella vita di tutti i giorni: «Aiutando gli altri ad aumentare la propria consapevolezza, la propria responsabilità e, di conseguenza, la propria fiducia in se stessi, li aiutiamo a porre le fondamenta per le loro future abilità di leadership».

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